IL MAESTRO DI REGALPETRA

La scuola e l’enciclopedia di Leonardo Sciascia

L’enciclopedia…

 Non a caso gli organizzatori e il curatore di un ciclo d’incontri dedicati, nel 2006, a Sciascia e al tema Caos, ordine e caso, diedero ad essi, più generalmente, il titolo di L’enciclopedia di Leonardo Sciascia. Quel ciclo fu il primo e l’ultimo anche perché, venuto poi a mancare il sostegno richiesto a sponsor e patrocinatori (a partire dall’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma), non fu sufficiente il «tenace concetto» ( a dirla con Sciascia) di qualche individuo. Se altri cicli fossero invece seguiti, si sarebbe dispiegato quell’aspetto enciclopedico di cui stiamo parlando e che già in quegli incontri investiva la letteratura, la politica, la scienza.

A chi frequenti convegni, dibattiti e ogni altra iniziativa dedicata allo scrittore siciliano, capiterà ben presto di accorgersi che coloro che leggono Sciascia appartengono alle più diverse categorie sociali, alle professioni e alle arti più diverse. Il dato, interpretato al di là della sua lapalissiana ovvietà, e rapportato al fatto che la stessa varietà si ritrova tra coloro che scrivono di Sciascia, ha un significato la cui importanza non va sottaciuta. A scrivere di Sciascia, a proclamare pubblicamente la loro simpatia, stima e affezione, talora assoluta, insomma ad essere fan di Sciascia (esiste al riguardo, appunto, un’associazione di Amici di Sciascia), sono magistrati, avvocati, professori, critici, pittori, fotografi, registi, attori, giornalisti, politici, storici, fisici ecc. ecc.

Leonardo Sciascia ha attraversato, con le sue opere e le sue polemiche, quasi tutti i campi della conoscenza e dell’espressione artistica e della vita della società del suo tempo e del passato. E in tutti ha lasciato il suo segno, la sua testimonianza di giustizia e verità e, dunque, il suo affettuoso ricordo che si tramanda da chi personalmente lo conobbe a chi ancora oggi può conoscerlo attraverso le sue opere.

 

Nello studio della sua casa a Palermo, nel 1973 (foto Ferdinando Scianna)

 

di un siciliano europeo

 Scrivi del tuo villaggio e sarai universale, diceva già Lev Tolstoj. Così anche per Sciascia, che partendo dalla sua Sicilia «decolla [poi] verso spazi vertiginosi», come Sciascia, nel 1986, diceva di Pirandello che egli aveva inizialmente letto, viceversa, nella troppo esclusiva chiave della sicilianità.

La fama di Sciascia, sia pur non comparabile a quella di Pirandello, uno degli autori italiani più noti al mondo, è di portata internazionale e le traduzioni delle sue opere all’estero ne costituiscono un attendibile metro per una misurazione effettuabile grazie alla bibliografia dell’olandese Frans Denissen che, nel 2009, ne elencava oltre 300. Al primo posto le francesi, al secondo le spagnole, e poi, più o meno ex aequo le traduzioni in tedesco e in inglese (una ventina a testa), infine l’olandese. Bisognerebbe aggiungere poi quelle nelle altre lingue, che non mancano.

 Che la Francia sia al primo posto e che in francese sia disponibili i tre volumi di Oeuvres complétes ( a cura dell’italianisant Mario Fusco), non sorprende. Sciascia in Francia è un autore di culto.

A Parigi, alla fine degli anni Settanta, Sciascia era di casa (tanto che meditò anche di trasferirvisi) e, secondo la testimonianza di Matteo Collura, era trattato nelle case editrici come uno scrittore francese, che scriveva in italiano ma pensava francese. Non poche e importanti interviste (inclusa quella, che divenne un libro: La Sicilia come metafora, di Marcelle Padovani, giornalista de «Le Nouvel Observateur») uscirono prima in Francia che in Italia.

 

 

A Parigi si concludeva l’utopia libertaria di Candido, scritto in quegli stessi anni: nell’ evasione da Girgenti, Sicilia, Italia; nella libertà finale che i protagonisti Candido e Francesca trovano in quella città, meta conclusiva dei loro viaggi, in cui vivono «sciolti e liberi» per «un fatto mentale, un fatto letterario […]. [Parigi] Era una grande città piena di miti letterari, libertari e afrodisiaci che sconfinano l’uno nell’altro e si fondono».

Della Francia, di Parigi, della storia e del cinema francesi è piena tutta l’opera di Sciascia. Piena, altresì, ovviamente, di letteratura francese: di Montaigne, Diderot, Voltaire e dell’ «adorabile Stendhal».

Ma l’opera di Sciascia, siciliano europeo, è altresì legata alla Spagna del suo Ore di Spagna, di Cervantes, di Unamuno, della guerra civile (e degli autori che la narrarono), dei poeti della generazione del ’27: da Lorca a Salinas, Guillén, Cernuda. Ed è legata anche alla Svizzera (in cui ebbe non poche collaborazioni) di Dürrenmatt.

 

 Interdisciplinarità e multidisciplinarità di un approccio critico e didattico a Sciascia

Agli studenti cacciatori di tesine e percorsi multidisciplinari, specie se in tempi di esami, ma certo non solo a loro: a tutti gli studenti e a tutti i docenti, Sciascia offre possibilità di un’approccio vario, articolato e complesso che unisce la letteratura alla cultura e alle arti, alla storia e all’attualità della società e della politica del mondo in cui viviamo (purtroppo, bisognerebbe aggiungere, a proposito di questa perdurante attualità dell’Italia che a Sciascia “doleva”: l’Italia della mafia e dei misteri negli anni delle stragi e del terrorismo, l’Italia del conformismo e del “particulare” guicciardiniano, del «sistema di don Abbondio», del machiavellismo e trasformismo).

                                                                               

Da questa e dalle altre pagine che abbiamo dedicato al Maestro di Regalpetra, è del tutto evidente, per i temi e le prospettive dell’opera sciasciana, il coinvolgimento possibile di tante e tante delle cosiddette “materie scolastiche”. A partire dall’italiano, ovviamente. Ma se, come abbiamo visto, l’italiano è il ragionare (per Sciascia, come per il suo professor Franzò in Una storia semplice), ciò vale anche per tutti i docenti che, nelle loro materie, non vogliano solamente addestrare ma produrre capacità critica di rielaborazione delle conoscenze e, con la critica, cittadini consapevoli, attivi, responsabili.

Dalla letteratura italiana alla storia e alla filosofia, alla lingua e letteratura francese e spagnola, al diritto, alla fisica (o almeno, alla storia della fisica) molti sono i percorsi possibili nell’enciclopedia di Leonardo Sciascia.

Non esclusa quella storia dell’arte di cui poco abbiamo parlato sin qui, ma che ebbe tanta parte nella vita e nell’opera di Sciascia. Nella vita: le amicizie con Guttuso e Caruso, lo Sciascia amateur d’estampes, collezionista, autore di testi per cartelle di grafica, mostre e cataloghi di incisori, pittori, fotografi. Nell’opera: nella scelta delle copertine dei propri libri che hanno spesso una precisa funzione paratestuale, come mostrano due esempi su tutti: Todo modo e Il cavaliere e la morte.

 

  

Todo modo ha in copertina il Sant’Antonio abate tentato dal diavolo del secentesco Rutilio Manetti (un diavolo con gli occhiali di cui per primo scrisse il pittore Fabrizio Clerici e ha scritto, recentemente, Salvatore Silvano Nigro).

Il cavaliere e la morte ha in copertina l’incisione di Dürer (dal titolo quasi uguale: Il cavaliere, la morte e il diavolo) che tanta importanza ha in quel racconto. Dell’incisione di Dürer scrisse Nietzsche nella Nascita della tragedia: «Un tale cavaliere fu il nostro Schopenhauer; gli mancò ogni speranza, ma volle la verità. Non esiste il suo pari».

P.S. Dall’elenco delle materie scolastiche va esclusa l’educazione fisica? Lasciamo la risposta a uno scherzoso disegno del Maestro Bruno Caruso.

 

 

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