Il giorno della civetta

Scaffale delle opere – Antologia di testi

Il giorno della civetta

In un paesino della Sicilia viene ucciso il piccolo imprenditore Salvatore Colasberna, perché non voleva sottostare ai soprusi della mafia nella gestione degli appalti edilizi. Sul delitto indaga il capitano dei carabinieri Bellodi, ex partigiano parmense che vuole sconfiggere la mafia usando le armi del diritto. Si indaga sulla morte di un uomo, testimone del delitto; dall’interrogatorio della vedova di costui e del confidente Parrineddu, dopo lunghe resistenze, emergeranno i nomi dei killer. Sarà facile risalire al mandante, don Mariano Arena, il potente capomafia del circondario, arrestarlo e interrogarlo. Sarà invece impossibile dimostrarne la colpevolezza, data la protezione di cui il mafioso gode: alti magistrati, alti prelati, il deputato Livigni e perfino il ministro Mancuso hanno tessuto una rete di complicità (il lettore ne ha saputo qualcosa grazie a lacerti di dialogo inframmezzati al procedere delle indagini) che porta alla scarcerazione di Arena, mentre in parlamento il ministro afferma che la mafia esiste soltanto «nella fantasia dei socialcomunisti». Alla fine del romanzo Bellodi è a Parma: pur molto deluso dallo smantellamento della sua inchiesta, decide di tornare a combattere la mafia in Sicilia: «“Mi ci romperò la testa” disse a voce alta». (G. Traina)

Questa la trama del romanzo dal quale Sciascia ebbe la celebrità e al quale, però, egli non fu particolarmente affezionato, a maggior ragione se ad esso lo si voleva legare in qualità di “mafiologo”. Fu comunque l’inizio, per Sciascia, di una serie di “gialli” e polizieschi (genere su cui egli aveva già meditato e scritto) e, più generalmente, di inchieste o inquisizioni (come definite anche nella nuova edizione Adelphi delle Opere).

Del romanzo e delle pagine cruciali del confronto tra il capitano dei carabinieri Bellodi e il boss don Mariano Arena, diciamo anche nelle pagine del nostro dossier. Da quelle pagine sono appunto tratte quelle che riportiamo nella nostra Biblioteca virtuale e che mostrano come Sciascia anticipasse le tecniche d’investigazione successivamente adottate dai magistrati antimafia. Tant’è che si potrebbero intitolare queste pagine Nel covo dell’inadempienza fiscale. Se la scelta di queste pagine sembra assecondare quella lettura mafiologica che per Sciascia risulta riduttiva, essa testimonia, peraltro, una lucida visione del fenomeno che contraddice tante della immeritate e ingiuste accuse piovute addosso a Sciascia, negli anni successivi, a proposito della mafia e dell’antimafia.

Per approfondimenti puoi consultare i contributi inseriti nello scaffale critico della nostra Biblioteca virtuale (la scheda di Pietro Milone in Novecento. Scenari di fine secolo e il saggio di Paolo Squillacioti nella Letteratura italiana diretta da Alberto Asor Rosa) e varie pagine del nostro “Il Maestro di Regalpetra” (sotto-sito web dell’ITCG Matteucci), tra cui, in particolar modo, il ricco dossier relativo alla messinscena teatrale di Fabrizio Catalano.

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