A futura memoria (se la memoria ha un futuro)

Scaffale delle opere – Antologia di testi

A futura memoria (se la memoria ha un futuro)

Il libro raccoglie i principali articoli giornalistici pubblicati da Sciascia fra il 1979 e il 1988 e che hanno come argomenti principali la mafia, la lotta alla mafia e l’amministrazione della giustizia. A futura memoria, raccogliendo organicamente i suoi testi più polemici, offre il ritratto più completo dello Sciascia “civile”, dopo gli appunti diaristici di Nero su nero e dopo La palma va a nord che però è soprattutto una somma di interviste, a volte ripetitive, più legate comunque agli anni dell’esperienza parlamentare. Come rivela il titolo, questo libro ha un preciso filo conduttore, la memoria: la necessità cioè che un popolo come l’italiano, molto avvezzo alla rimozione collettiva dei problemi più spinosi e complessi del vivere civile, ricordi parole e cose. Visto che al potere la mancanza di memoria fa sempre comodo. (G. Traina)

Riportiamo nella nostra Biblioteca Virtuale, l’ Introduzione, datata novembre 1989, che Sciascia scrisse pochi giorni prima della morte. Il libro uscì postumo, realizzato da Elisabetta Sgarbi e Mario Andreose che lo avevano proposto allo scrittore già gravemente malato e ricoverato in clinica. Facendo propria la loro proposta editoriale e lasciando, così, una memoria della sua testimonianza civile, Sciascia decise che la pietra tombale che poi chiuse quelle polemiche giornalistiche non dovesse essere anche una pietra sopra alle polemiche, nonostante l’evidente auspicio di un conseguente rasserenamento.

«Spero venga letto con serenità» erano infatti le parole conclusive, tra le ultime di Sciascia, in un messaggio testamentario che si proponeva di concludere le polemiche chiarendole definitivamente, per parte sua, mettendo il punto fermo dell’espressione finale delle sue intenzioni. Nel momento in cui diceva di voler sopire gli effetti più penosi e controproducenti di quelle polemiche, in quello stesso momento, inevitabilmente, Sciascia li riproduceva e approfondiva, man mano che, non potendo né volendo tacere, chiariva le polemiche e forniva, così, nuove ragioni di critica nei confronti di coloro che non volevano o non erano in grado di comprenderle.

«Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. […] Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è». Sciascia fu infatti candidamente inopportuno e incauto anche in quell’ultima circostanza nella quale non volle tradire né sé stesso né i suoi lettori: «Preferisco perdere dei lettori, piuttosto che ingannarli» era infatti la frase di Georges Bernanos che faceva da epigrafe al libro.

Confronti intertestuali: per meglio capire il senso della citazione di questa epigrafe bisognerà confrontarla con un passo di Nero su nero su Uno scrittore cattolico in cui Sciascia parla di Bernanos (e di Gide) e del compito dello scrittore nei confronti dei suoi lettori considerati non un indistinto pubblico ma un insieme di amici: «Un pubblico si conquista, gli

Privacy | Note legali

Questo sito utilizza cookie solo per facilitarne il suo utilizzo,  scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie (premere OK per continuare).