A FUTURA MEMORIA

20 novembre 2014

 

L’incontro al Matteucci

Il 20 novembre 2014, in occasione del 25° anniversario della morte di Leonardo Sciascia, nell’aula magna della sede centrale di Vigne Nuove, si è svolto l’incontro intitolato A futura memoria: ricordo di Leonardo Sciascia.

Nell’aula magna gremita di studenti delle classi quarte e quinte delle tre sedi dell’istituto, di docenti, di invitati e di abitanti del quartiere richiamati dall’annuncio dell’evento fatto dal «Corriere della sera», nelle pagine di Cronaca di Roma, e da Radio Radicale, hanno ricordato la figura di Sciascia: Valter Vecellio, giornalista e autore di numerosi libri e saggi sullo scrittore e sulla mafia e la giustizia; Fabrizio Catalano, regista e nipote di Sciascia; Pietro Milone, docente del Matteucci e studioso dello scrittore siciliano, che ha curato il progetto di una serie d’iniziative, ancora in corso, tra le quali la realizzazione di un’ampia sezione del nostro sito web con un dossier Sciascia ( IL MAESTRO DI REGALPETRA) dedicato, in primis, al rapporto scuola-Sciascia e, più in generale, alla figura dello scrittore siciliano. Il dossier contiene alcuni testi dell’autore, materiali storico-critici e altra documentazione, materiali didattici per docenti, studenti.

Gli interventi

Il dibattito si è incentrato inizialmente sul ricordo di Leonardo Sciascia e sulle ragioni per le quali la società italiana deve tenerne viva la memoria, nonché su quelle per le quali i giovani devono conoscerlo: ragioni riferite alla sua vita e alle sue opere (delle quali sono stati letti alcuni brani). La discussione si è anche ampliata a tematiche di più stretta attualità.

Il dibattito è stato integralmente registrato da Radio Radicale

Agli interventi programmati di Catalano, Vecellio e Milone si sono aggiunti quelli di De Gaetano e Corbucci.

L’ex Dirigente Scolastico, Michele De Gaetano, ha rievocato un incontro con Sciascia del 1980-81 legato a un lavoro di analisi linguistica dell’ Affaire Moro nella scuola dove allora egli insegnava.

Il Presidente del Consiglio del III Municipio, Riccardo Corbucci, ricordando la propria formazione sulle pagine di autori come Sciascia e Pasolini, ha consigliato ai ragazzi di sottrarre un po’ del loro tempo alla troppa invasiva presenza dei social network e di dare più spazio ai libri, le cui parole, conservate nella loro memoria, indicheranno, prima o poi, la strada della loro vita in una società in cui non essere spettatori passivi ma attivi protagonisti.

Durante l’incontro è stato proiettato un interessante e ben curato servizio di approfondimento giornalistico realizzato per Rai News da Daniele Macheda (in occasione del quindicennale della morte dello scrittore siciliano), contenente brani d’interviste a Sciascia e il commento critico dello scrittore Vincenzo Consolo che di Sciascia fu anche amico.

 

 

UOMINI …

Vanno qui particolarmente evidenziate le parole con le quali Maria Gemelli, attuale Dirigente Scolastico del Matteucci (e in passato docente di Lettere nei licei) si è rivolta agli studenti nel suo intervento, dopo aver annunciato che le iniziative sciasciane continueranno, in un’auspicata collaborazione con la Fondazione Sciascia, ed avranno il prossimo significativo evento nella cerimonia d’inaugurazione della rinnovata biblioteca della sede di via Rossellini che sarà dedicata alla memoria dello scrittore, con l’affissione di una targa commemorativa.

Ricordando la categorizzazione antropologica tra uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliain… e quaquaraquà di un noto passo del Giorno della civetta, il Dirigente scolastico ha espresso l’auspicio di un’azione educativa grazie alla quale il Matteucci formi degli uomini, dei cittadini attivi, consapevoli e determinati nei loro princìpi, come il capitano Bellodi del romanzo sciasciano.

 

Franco Nero interpreta Bellodi nel film di D. Damiani

 

… di tenace concetto…

«Mi ci romperò la testa», è la frase di Bellodi che conclude il romanzo, esprimendo il coraggio e la determinazione del capitano dei carabinieri, ideale capostipite di una lotta alla mafia nel nome della legalità repubblicana che ha realmente spinto, prima e dopo di allora, generazioni di magistrati e altri servitori dello Stato a un continuo sacrificio per la difesa di quella legge, di quei princìpi.

Quelle parole di Bellodi definiscono (aggiungiamo noi, qui e ora, al discorso del D.S.) un esempio di quelli che Sciascia definiva uomini «di tenace concetto»: intellettuali eretici, «testardi, inflessibili, capaci di sopportare enorme quantità di sofferenza, di sacrificio» (scriveva Sciascia al loro riguardo quando, in Morte dell’inquisitore, descriveva il racalmutese Diego La Matina che ne fu il prototipo).

       

 

L’intellettuale incarnato da Sciascia, al culmine della successiva parabola della sua vita e della sua opera, unisce lo scetticismo dell’intelligenza alla passione (talora intesa anche in senso letterale e cristiano e tanto più dopo la morte di Pasolini e l’ Affaire Moro). Di lui ha scrittoAntonio Di Grado, critico e storico della letteratura, direttore scientifico della Fondazione Leonardo Sciascia: «l’intellettuale non è solo chi semina il dubbio e la contraddizione, ma chi nel vuoto d’idee e di moralità, e nello svuotamento delle grandi tradizioni ideali, se le addossa tutte e tutte le incarna, perfino quelle che non gli apparterrebbero, per difenderle dai loro sacerdoti, dai loro tralignati e smagati epigoni, per restaurare una pienezza d’idee, e di dibattiti e di motivazioni ideali, almeno, intanto, nell’affollato teatro della propria coscienza» (Un teatro della memoria in Da un paese indicibile, Edizioni La Vita Felice, 1999).

 

... formati dalla "buona scuola" della critica e della Memoria

Quel dibattito Sciascia, però, lo ha diffuso anche, mediante le polemiche di cui è stato protagonista, nell’ agorà (come ricordava Vincenzo Consolo nel succitato servizio televisivo di Daniele Macheda), nello spazio pubblico in cui dirigenti e docenti «di tenace concetto» formano cittadini della Repubblica: la scuola che uno dei nostri padri costituenti, Piero Calamandrei, considerava «un organo “costituzionale”» ematopoietico, «da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri organi» della democrazia, assicurandone la vita.

Proprio a causa di questa sua concezione dell’istruzione, Calamandrei era spaventato dal «pericolo del disfacimento morale della scuola». Una triste “profezia”, quella di Calamandrei, al pari di quella di Sciascia di cui riferiamo in altra pagina (a proposito del Cavaliere e la morte).

Il «tenace concetto» consiste oggi anche nel resistere a quel disfacimento, nel coltivare la memoria e la speranza, la coscienza critica, il senso del passato e del futuro del nostro Paese. In questo «tenace concetto» è la nobiltà e la dignità dei docenti (anche in quanto intellettuali) che realizzano e difendono così, quotidianamente, la “buona scuola”.

In questo «tenace concetto» è il nostro onore, possiamo anche dire, pensando nuovamente a Bellodi, capitano dei carabinieri, servitore della Repubblica, con un passato nella Resistenza (della presenza in Sciascia di una morale dell’onore scrisse Pier Paolo Pasolini, restando però ben lungi da certi successivi fraintendimenti del suo significato).

Sciascia non amava particolarmente la psicoanalisi, ma le parole finali del suo Bellodi potrebbero essere qui conclusivamente riformulate con quelle che un Maestro della psicoanalisi, Jacques Lacan, rivolgeva ai suoi discepoli: «Moi, je pérsévere». Io persevero, io non mi arrendo. Frase che, in lingua francese, significa anche: «Moi, je père sévère» (Io, padre severo). Severo nel senso di “intransigente e inflessibile, rigoroso”; “duro”, anche, ma in quanto “esigente”, non certo “feroce”.

Un padre e un maestro esigente con gli altri (figli, discepoli, amici), ai quali richiede impegno, in quanto lo è con se stesso, per primo. Così anche è stato il Maestro di Regalpetra.

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